Le misure, economiche e non, adottate – nel corso di questi mesi – dal Governo e dagli Enti Locali per arginare l’emergenza pandemica (tra le altre: la chiusura di alcune categorie di esercizi commerciali, le limitazioni di orario di apertura dei negozi e di circolazione delle persone) hanno inevitabilmente influito sulle strategie di vendita delle piccole e medie imprese, costringendole a rivedere i propri tradizionali schemi di commercio, ripensando la catena di distribuzione dei prodotti.

L’inadeguatezza dei canali tradizionali di vendita emersa già nei primi mesi della pandemia (marzo – maggio 2020) ha, infatti, determinato la contingente necessità di strutturare la parte digitale del business in maniera professionale, cambiando così profondamente il panorama italiano del commercio.

Il mondo dell’e-commerce è fluido, flessibile e in continuo divenire: se implementato e utilizzato in modo appropriato, può fungere da leva per la ripresa economica, soprattutto per quanto riguarda le PMI. Ad oggi, è in forte aumento il numero di imprese, che distribuisce i propri prodotti e/o servizi tramite il canale online, così come è in aumento la quota di consumatori italiani, che utilizza quotidianamente i servizi di e-commerce.

Una delle sfide principali per le PMI italiane, in particolar modo quelle con un target di clientela internazionale, è rappresentata dall’accelerazione nelle vendite online, operazione necessaria per rimanere competitive in un mercato, che sta cambiando radicalmente le regole del gioco.

In Italia, già con la prima ondata della pandemia e con la consequenziale adozione delle prime misure restrittive, è stato registrato un considerevole aumento del numero dei consumatori sul web e si stima che, entro la fine del 2020, l’incremento sarà del 55%.

Tra i settori merceologici maggiormente interessati da questo fenomeno vi è quello del cibo, da sempre bandiera del Made in Italy nel mondo. Secondo le stime presentate dall’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano (laddove B2c sta per “Business to Consumer”), con riferimento all’anno 2020, tra i comparti che registrano i migliori risultati in termini di crescita vi è proprio quello del “Food&Grocery”, che ha generato 2,7 miliardi di euro, realizzando, all’incirca, un +70% rispetto all’anno 2019.

All’interno di tale quadro, si rileva un altro, importante, trend, che vede una crescita delle aziende – soprattutto agricole – che stanno sviluppando con sempre maggior impegno il canale di vendita diretta al consumatore, proprio grazie alle possibilità offerte dall’e-commerce.

È questo un fenomeno che fa tendenza, che incontra il favore dell’utente finale e che, nell’individuare nuove soluzioni per la distribuzione del prodotto, ha accorciato la filiera, rendendola economicamente più sostenibile. Una ricerca condotta da Sendcloud e Nielsen ha evidenziato come il 44% degli italiani abbia preferito tale soluzione, rispetto all’acquisto presso i grandi brand internazionali dell’e-commerce.

Va altresì considerato come l’eliminazione degli intermediari consenta un’interazione diretta tra produttore e consumatore, che può favorire il primo nella comprensione delle tendenze di mercato, aiutandolo a testare e veicolare prodotti innovativi per verificarne la risposta in termini di acquisto; la vendita diretta diventa così stimolo al miglioramento e all’evoluzione, per esempio in direzione di innovazioni di prodotto o di servizio.

Si stima che il fatturato di questo canale di vendita supererà i 6,5 miliardi di euro entro la fine dell’anno.