Il “Made in Italy” è ancora oggi una delle risorse più importanti del sistema produttivo italiano per le suggestioni che esso evoca.

I mercati internazionali sono caratterizzati da prodotti standardizzati al ribasso e senza una identità poiché le aziende cercano costi di produzione bassi dai quali, però, discende un abbassamento di qualità delle materie prime.

Pertanto, la carica emotiva e sensoriale che racchiude in sé il marchio “Made in Italy” e l’alta qualità del prodotto finito diventano gli strumenti per primeggiare sul mercato poiché attribuiscono ad esso valore aggiunto.

L’apposizione del marchio “Made in Italy” è lecita in due casi (art. 4, comma 49, Legge n. 350/2003 e art. 60, Regolamento U.E. n. 952/2013 – c.d. Nuovo Codice Doganale):

1) quando il prodotto è realizzato interamente in Italia;

2) quando il prodotto è realizzato in parte in Italia e in parte in Paesi diversi e, specificamente, quando in Italia è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione.

Oltre al marchio “Made in Italy”, il nostro ordinamento, tramite la Legge n. 166/2009, prevede anche il marchio “100% Made in Italy” o “100% Italia”. Tale marchio può essere legittimamente apposto solo sui prodotti realizzati interamente in Italia, ossia su quei prodotti il cui disegno, la cui progettazione, la cui lavorazione e il cui confezionamento sono avvenuti esclusivamente in Italia.

Data l’importanza del marchio “Made in Italy”, la legge n. 58/2019 (Legge di conversione del Decreto Legge n. 34/2019, c.d. Decreto Crescita) ha introdotto a sua tutela norme per il contrasto al fenomeno c.d. Italian Sounding (ossia, quella pratica finalizzata alla falsa evocazione dell’origine italiana di prodotti), incentivi finanziari al deposito di marchi, norme che istituiscono il c.d. “marchio storico di interesse nazionale”.

Italian sounding: è previsto a favore dei consorzi nazionali e delle organizzazioni collettive delle imprese che operano nei mercati esteri un contributo pari al 50% delle spese sostenute per la tutela legale dei prodotti “Made in Italy” colpiti dall’Italian Sounding.

Incentivi al deposito di marchi: sono previsti incentivi per l’acquisto di servizi specialistici finalizzati alla registrazione di marchi europei e marchi internazionali. I beneficiari possono essere imprese di micro, piccola e media dimensione. Le domande di concessione devono essere presentate a Unioncamere dal 30 marzo 2020 fino a esaurimento di risorse.

“Marchio storico di interesse nazionale” è quel marchio di impresa registrato o per il quale sia dimostrabile l’uso continuativo da almeno 50 anni, utilizzato per la commercializzazione di prodotti o servizi realizzati in una impresa produttiva nazionale di eccellenza storicamente collegata al territorio nazionale (art. 11 – ter del Codice di Proprietà Industriale). E’ stato anche istituito un registro speciale dei marchi storici nonché il logo “marchio storico di interesse nazionale”.