Alcuni studi condotti sul campo prima dell’insorgere dell’emergenza pandemica avevano evidenziato come le PMI italiane fossero ancora scarsamente digitalizzate rispetto alla media europea.

Con la crisi epidemiologica è tuttavia emersa una nuova consapevolezza sul tema, che ha condotto a una sensibile accelerazione del processo di digitalizzazione, così come emerso dallo studio del secondo Osservatorio Piccole Imprese Italiane di Credimi, focalizzato sulla digitalizzazione e realizzato da Nextplora.

L’Osservatorio ha avuto modo di analizzare un campione di 1.200 aziende con fatturato fino a 10 milioni di euro, suddivise in parti uguali tra i settori di industria, commercio, edilizia e servizi e analizzate per forma giuridica (ditte individuali, società di persone, società di capitali).

Ecco, in breve, alcuni dati rilevanti.

Dall’analisi è emerso come la digitalizzazione risulti essere “una tappa fondamentale del processo di crescita” dell’azienda per il 43% delle imprese individuali, il 35% delle società di persone e il 30% delle società di capitali italiane.

Con riferimento ai diversi settori di appartenenza, l’indagine ha rilevato che ad effettuare gli investimenti maggiori nell’ultimo anno sono state le aziende operanti nei servizi (68%) seguite da quelle dell’industria (59%) e del commercio (57%).

Dal punto di vista geografico, le Isole e il Sud Italia hanno investito molto di più, in questo ultimo periodo, rispetto al Nord e al Centro: il 40% ha investito nel sito web e nei social (contro il 36% del Nord e il 23% del Centro Italia), il 22% in piattaforme e-commerce (contro il 13% di Centro e Nord), il 20% in marketing digitale (16% al Centro e solo 9% al Nord).

Sempre in merito alla questione territorialità, è interessante studiare i risultati dell’ICity Rank 2020, dai quali emerge come l’impatto della pandemia abbia accelerato sì la trasformazione digitale in Italia, ma non in modo uniforme: al primo posto si colloca Firenze, al secondo Bologna e al terzo Milano. In via generale, in controtendenza rispetto ai risultati emersi con riferimento alle macro-regioni (Nord, Centro e Sud), le città metropolitane e quelle del Nord risultano le più avanzate, con al quarto posto Roma, seguita poi da Modena, Bergamo, Torino, Trento, Cagliari e Venezia. Indietro il Sud, nonostante abbia investito di più in termini di digitalizzazione, che vede primeggiare Cagliari, Palermo, Lecce e Bari.

Meritevole di menzione d’onore è, infine, la reazione delle zone più pesantemente impattate dalla pandemia; si evidenzia, infatti, una “reazione digitale” di chi ha sofferto di più nel corso dell’emergenza: nelle prime 30 posizioni della graduatoria troviamo cinque tra le prime sette città per incremento di decessi: Cremona (18° posto in classifica), Bergamo (6° posto), Piacenza (30° posto), Brescia (15° posto) e Parma (11° posto).